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L'importante è comprendere, anzitutto facendo leva sul bisogno di onestà della ragione, che i principi libertari, sia nella loro unicità sia nel loro interagire, non sono imposti da nessuno.

"L'anarchismo, infatti, è per definizione un'ideologia sincretica. E' nato in contrapposizione al liberalismo e al socialismo proprio perché se questi ultimi hanno interpretato i valori della libertà e dell'uguaglianza in modo indipendente, esso li ha intesi come valori  inscindibili. L'anarchismo  ritiene impossibile pensare e attuare l'una se non pensando e attuando, contemporaneamente, l'altra. Di qui, appunto, la natura sincretica dell'ideologia anarchica: appena si fa riferimento ad un valore, ad un concetto, immediatamente questo richiama tutti gli altri, e tutti non reggono, da un punto di vista anarchico, se non pensando l'uno in riferimento all'altro. Ecco perché l'anarchismo è un'ideologia carica di 'esagerazioni' . Tutto è esagerato, nell'anarchismo, perché tutto è necessitante: ogni valore è assunto infatti nella sua integralità effettiva e nella sua radicalità ontologica . La libertà, l'uguaglianza, la diversità, la solidarietà, i valori fondanti dell'ideologia, sono portate alla loro verità ultima" (21).

Il radicalismo anarchico contemporaneo non può tradursi in una rivoluzione sociale insurrezionale che da un giorno all'altro cambia la vita degli uomini. Io non ci credo. Ritengo piuttosto che il pensiero libertario debba fluire nelle coscienze come movimento intellettuale e, di conseguenza, come modo di comportarsi negli scambi quotidiani che caratterizzano la vita degli individui. La rivoluzione si attua, anzitutto, nelle coscienze individuali, fornendo gli strumenti intellettuali per riconsiderare la propria condizione ed il coraggio per cambiarla nella realtà di ogni giorno.

Ha ragione Cornelius Castoriadis, secondo il quale bisogna "lavorare per sostituire un immaginario ad un altro immaginario di diversa significazione. Una società libera ed egualitaria non nasce da un atto rivoluzionario risolutore, ma dalla creazione di un immaginario radicalmente diverso dall'esistente nella misura in cui questo immaginario si costituisce nella consapevolezza di essere tale, cioè nella consapevolezza di essere creazione voluta, creazione 'arbitraria'" (22). L'artefice della società è e rimane l'individuo, il quale non deve in nessun caso percepire il prodotto del suo agire più forte delle proprie capacità di modificarlo. Solo in questo modo è possibile una svolta nel modo di affrontare i mali che limitano lo sviluppo di tale società e nelle strategie per combatterli senza violare la libertà delle persone. Indice dell'efficacia è il metodo adottato: "…la diffidenza anarchistica noi possiamo incanalarla in senso metodologico e rivolgerla criticamente su entrambi i lati : sia contro la cecità sistemica di ogni teoria normativa della democrazia che non si accorga di come i suoi fondamenti siano già stati burocraticamente espropriati, sia contro lo straniamento feticistico di ogni teoria sistemica che liquidi gli elementi normativi ed escluda, fin dal piano dell'analisi, la possibilità di una comunicazione riflessiva della società che si metta a fuoco nel suo insieme" (23) .

 

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