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"Numerose categorie concettuali concorrono alla definizione della teoria sociale anarchica, tra le altre quelle di azione diretta, di autonomia, di autogestione, di decentramento e di federalismo " (7).

Per azione diretta, che implica l'alto grado di considerazione dell'agire umano come intervento attivo sul mondo circostante, s'intende quel tipo di azione che permette agli individui o ai gruppi di "raggiungere lo scopo desiderato" nei limiti delle proprie capacità o di quelle del gruppo (per esempio, le forme di resistenza dei lavoratori, la disobbedienza civile, la lotta per i diritti civili). E' la presa di coscienza delle proprie dirompenti potenzialità, e la loro conseguente messa in atto per spezzare i lacci della costrizione, fisica e mentale, che l'ambiente istituzionalizzato contemporaneo cerca di imporre a tutti i membri della società. L'azione diretta è quella di chi si batte per il riconoscimento delle proprie libertà, dei propri diritti, dell'autonomia che gli consente, se fondata sull'uso della ragione, di dissentire da ogni forma di imposizione del potere e di opporgli la propria diversità, anche se questo comporta una forte assunzione di responsabilità.

Autonomia è il diritto di autodeterminarsi e amministrarsi liberamente senza i limiti di un potere superiore che controlla ogni tentativo di sconfinamento. In altre parole, è la migrazione del potere dall'esterno all'interno, ovvero dallo Stato, dalle istituzioni, al soggetto che si da la propria legge . E' il potere del singolo che legifera su se stesso. L'imposizione di mansioni degradanti da parte di ogni istituzione autoritaria produce, di frequente, raccapriccianti "effetti collaterali", come l'indebolimento, quando non addirittura la mancanza, di personalità dell'individuo, che si percepisce come pezzo di una grande macchina, che può essere sostituito in ogni momento. Un oggetto fra altri oggetti non indispensabili. Lo stress permanente della vita sociale confina sempre più spesso la ragione nella solitudine, nella difficoltà di intrattenere relazioni sociali con altri individui, e contrae la versatilità dei singoli alla mera formulazione di desideri. Ma se manca la capacità di crearsi degli obiettivi, langue anche, e soprattutto, la spinta per raggiungerli, unico antidoto per evitare l'intorpidimento dell'agire umano. L'individuo evita, quindi, di assumersi ogni responsabilità riguardo la propria esistenza, e si dispone a vivere agli ordini di qualcun altro, a svolgere i propri compiti e a seguire acriticamente le regole. A partire dalla constatazione di un panorama così desolante, il pensiero libertario contemporaneo punta ad eliminare qualunque istituzione che rappresenti la rigidità, l'autoritarismo, la gerarchia e l'obbedienza cieca, opponendovi la fiducia di ogni individuo nelle proprie capacità a partire dall'autonomia dell'agire e del pensare, e dalla responsabilità sociale nei vari aspetti del "rispetto" e dell'aiuto reciproco. Ogni aspetto della vita può contribuire alla "pratica della libertà".

Con il termine autogestione, l'anarchismo  articola la precedente concezione di autonomia, esprimendo un'idea che, nonostante appaia ovvia per la semplicità con cui se ne deduce la ragionevolezza, si è invece riuscito a trasformare in utopia, in desiderio irrealizzabile . E' la gestione di un qualsiasi settore di attività, o anche di un ente, di un istituto, di una scuola, assunta dagli individui che vi operano o che ne fanno parte, e svolta attraverso propri organi di rappresentanza, con facoltà di decisione autonoma e indipendente (cosa c'è di più ovvio e giusto del fare in modo che a decidere quali vestiti indossare sia chi quei vestiti li indossa?) . L'autogestione implica l'organizzarsi politico dei membri del gruppo che, nel confronto continuo e serrato, promuovono, nonostante le enormi difficoltà che ciò comporta (8), desideri e bisogni collettivi, senza che un'autorità esterna intervenga ad imporre le proprie direttive . Nell'autogestione, oltre ad abituarsi al confronto con gli altri con i quali si deve necessariamente convivere, s'impara a crescere senza essere guidati da nessuno, constatando di persona successi ed insuccessi: l'individuo diventa adulto nel momento in cui fa della propria indipendenza la base del proprio agire.

Azione diretta, autonomia ed autogestione sono, quindi, l'elaborazione di un unico principio, il più importante  dell'anarchismo : la libertà dei singoli e dei gruppi.

Nella pratica politica,  la libertà è il frutto di due movimenti armonici, uno che nasce dalle coscienze individuali, come ho appena finito di spiegare, e l'altro che dipende dalle caratteristiche che regolano le varie forme di organizzazione umana: il decentramento ed il federalismo . Il decentramento è un modo di organizzazione sociale che prevede il trasferimento di attribuzioni, funzioni e possibilità di prendere decisioni, in precedenza unificate e centralizzate, ad associazioni periferiche. L'attribuzione del potere deliberativo ad associazioni periferiche, che non sono organi di un potere centrale, si intreccia con il federalismo di gruppi auto-organizzati su interessi individuali e collettivi, e sui bisogni della produzione e della difesa : innumerevoli e liberi raggruppamenti di associati in base alla condivisione di idee, desideri e gusti collettivi; una moltitudine di  corpi rappresentativi che diffondono e coordinano individui vicini e lontani e che agiscono attraverso la circolazione delle  informazioni, la consultazione ininterrotta, il mandato imperativo, la rotazione delle cariche, insomma attraverso ogni forma che limiti il potere."L'organizzazione amministrativa dovrebbe strutturarsi già localmente e quanto più possibile sotto il diretto controllo popolare; il processo confederativo dovrebbe partire dagli individui che si uniscono in comuni e associazioni. Al di sopra di questo primo livello, l'organizzazione confederativa dovrebbe essere soprattutto organo di coordinamento tra unità locali più che organo amministrativo. Così, al posto dello Stano nazionale si avrebbe  una federazione di federazioni, in cui verrebbe espresso l'interesse tanto della regione più piccola come di quella più grande e in cui ogni questione verrebbe risolta con mezzi come l'accordo reciproco, il contratto,  l'arbitrato" (9).

Il federalismo anarchico concentra l'attenzione sulla molteplicità interna piuttosto che sull'insieme. L'apatia ed il distacco, percepiti dai cittadini all'interno di istituzioni limitative, possono diminuire notevolmente di grado proprio incoraggiando l'iniziativa e la decisione locali . E' come un innesto di vitalità che motiva l'attività dei singoli. Anche nel momento in cui i membri di diverse organizzazioni non si dovessero conoscere personalmente, il principio federalista mantiene la forza del suo impatto sociale, in quanto radica  la sua forza in un "nocciolo duro", il legame iniziale di ogni piccolo nucleo. La moltiplicazione di quei nuclei e delle varie forme di aggregazione aumenta anche la forza di un legame che non è imposto dall'alto, e i cui effetti si disperdono quando raggiungono la base, ma che nasce dalla base stessa, e si rafforza man mano che cresce e si espande.

E' evidente, dal rigore e dalla forza dei suoi principi, che il movimento libertario tende ad erodere le basi su cui si costituisce lo Stato "concepito come la formalizzazione e l'irrigidimento del potere non utilizzato, per abdicazione, dalla società", e fondato su "una coalizione di élite politiche, militari ed economiche, che occupano uno spazio lasciato puramente e semplicemente vuoto dal resto della società" (10). Il potere coercitivo dello stato deve tornare nelle mani di chi ha reso e rende possibile la sua esistenza. Gli individui devono riappropriarsi del potere lasciato in delega ad altri, vizio che con il tempo si è trasformato in abitudine, in normalità, nella convinzione che quell'atteggiamento, almeno, non implichi preoccupazioni eccessive e garantisca un'accettabile condizione di stabilità. Ma il punto è un altro: è meglio stare bene nella finzione di essere liberi o è preferibile la libertà, anche se la sua prerogativa è l'incertezza? Non credo che un individuo, fiero della sua unicità, abbia remore a dichiararsi propenso alla libertà, anche a costo di "complicarsi la vita". E' una forma di dignità della vita umana. Solo la libertà permette di esprimere ed ampliare le proprie capacità, e soltanto se non si è soggetti al dominio o all'autorità altrui, se si può agire a proprio arbitrio, senza subire una coazione esterna che limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti.

 

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