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ll razionalismo di Popper considera la realtà governata da un principio intelligibile , accessibile al pensiero, che sprona alla conoscenza del mondo in cui si vive. Il movimento della conoscenza non si riduce al solo tratto individuo-mondo (imparare dall'esperienza), ma comprende anche una quantità infinita di tratti individuo-individuo (imparare dalla convivenza). Questi tratti di relazioni umane implicano un atteggiamento di disponibilità a prestare ascolto agli argomenti critici degli altri, a trovare un compromesso anche nel conflitto di interessi divergenti. Il razionalista desidera comprendere il mondo ed imparare discutendo con gli altri. Nella conoscenza, intesa come continua ricerca della verità, è necessaria la cooperazione  che, grazie al dibattito, può talvolta giungere all'obiettività. Il razionalismo è la consapevolezza dei limiti dell'individuo, è la modestia intellettuale di chi "sa di non sapere" e desidera superare questo limite con la collaborazione con altri individui. E' la consapevolezza che nonostante la ragione sia fallibile, nonostante il dibattito raramente risolva un problema, almeno c'è la certezza che è il solo mezzo per imparare almeno a vedere più chiaramente di prima, poiché "per il razionalismo il concetto di dibattito, di argomentazione contraddittoria costituisce una condizione fondamentale. Non vi è razionalismo se non si accetta che tutte le questioni e tutti i problemi siano affidati a una discussione aperta, pubblica, contraddittoria; non deve esistere nessun valore assoluto in nome del quale si possa pretendere di far tacere il dibattito a un dato momento."(11)

Con il termine irrazionalismo Popper condanna la fiducia cieca di coloro che pensano di avere doti intellettuali tali da ritenersi degli iniziati che conoscono con certezza ed autorità. Questa cieca fiducia nel possesso di un infallibile strumento di scoperta, o di un infallibile metodo, è l'incapacità di distinguere fra le capacità intellettuali di un individuo e il suo debito verso gli altri per tutto quello che può conoscere o comprendere, e la rottura di quella molteplicità di tratti individuo-individuo su cui il razionalismo ritiene di potere conoscere al realtà. Certo non si possono negare le disuguaglianze che caratterizzano gli individui umani, e non c'è dubbio che questa disuguaglianza è di grande importanza (e anche, per certi versi, quanto mai  desiderabile). Ma tutto ciò non cambia il fatto che, in sede politica, bisogna trattare gli individui come uguali o, almeno, il più uguali possibile, poiché ogni individuo è dotato di pari diritti e di pari pretese a un trattamento uguale e le istituzioni politiche vigilano per soddisfare questa esigenza. E' il governo delle istituzioni controllate dalla ragione. Il razionalismo è quindi connesso con l'idea che il nostro simile ha il diritto di essere ascoltato e di difendere le proprie tesi. Esso così implica l'accettazione del principio della tolleranza, almeno nei confronti di tutti coloro che non sono intolleranti . "La tolleranza è necessaria conseguenza della convinzione di essere uomini fallibili : errare è umano e tutti noi commettiamo continuamente errori.  Perdoniamoci dunque l'un l'altro le nostre follie"(12) , senza dimenticare che "abbiamo non soltanto il diritto, ma il dovere di rifiutare di essere tolleranti verso coloro che cospirano per distruggere la tolleranza"(13) . Non solo prestare ascolto ma anche rispondere, replicare laddove le nostre azioni toccano gli altri. Il razionalismo risulta in questo modo connesso con il riconoscimento della necessità di istituzioni sociali atte a proteggere la libertà di critica, la libertà di pensiero, e così la libertà degli uomini. Se il razionalismo è critico, l'irrazionalismo è dogmatico: la critica richiede sempre un certo grado di immaginazione, mentre il dogmatismo la sopprime . "Ma la ragione, sostenuta dall'immaginazione, ci mette in condizione di comprendere che gli uomini che sono molto lontano da noi e che non vedremo mai sono come noi e che i loro rapporti reciproci sono come i nostri rapporti con coloro che amiamo . Un atteggiamento emozionale diretto verso l'astratta totalità del genere umano non mi sembra  possibile . Noi possiamo amare il genere umano soltanto in determinati individui concreti . Ma mediante l'uso del pensiero e dell'immaginazione, possiamo renderci pronti ad aiutare tutti coloro che hanno bisogno del nostro aiuto"(14). Poiché il principio generale di politica pubblica della società aperta è quello di ridurre al minimo le sofferenze che possono essere evitate ed "anziché incoraggiare alla costruzione dell'utopia, fa sì che ci si dia da fare per risolvere i problemi e che ci si sforzi ad eliminare quei mali sociali che determinano la sofferenza degli esseri umani" (15). Sulle basi di questo principio, la società si aprirà a più valori, a più visioni del mondo, permettendo l'incontro di idee, ideali, critiche e proposte per la soluzione dei problemi. La società rimarrà aperta al maggior numero possibile di individui, ma non a tutti, poiché si chiuderà agli intolleranti.

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