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Il nucleo centrale della dottrina storicistica è l'idea secondo cui la storia è controllata da specifiche leggi evolutive la cui scoperta può metterci in condizione di profetizzare il destino degli individui . Due aspetti caratterizzano questa dottrina : il gruppo ed il fine. Lo storicismo insiste sull'importanza del gruppo inteso come insieme di individui che entrano in relazione sulla base di interessi, caratteri, ideali o principi comuni e che interagiscono tra loro, spesso in modo diretto. Distinti uno dall'altro, sono  riuniti insieme in un tutto unico senza il quale il singolo perde totalmente di importanza e significato. Il secondo aspetto, comune a molte teorie filosofiche e teologiche, è l'escatologia: la dottrina del fine ultimo secondo la quale i destini finali dell'esistenza sono già stati posti e all'individuo non rimane che sopportare un durante di cui è solo una fugace apparizione.
Sia la centralità del gruppo che la dottrina del fine ultimo rappresentano chiaramente la totale assenza di uno spazio di libertà individuale e costringono l'individuo alle catene della contingenza, impedendogli di diventare decisore della propria esistenza. Anche se risulta quasi puerile "l'inganno irrazionale" alla base dell'analisi metodologica dello storicismo che pretende di fornire certezze inconfutabili prima ancora che si realizzino, certo fa paura constatare che fino ad oggi, in nome di quelle certezze poste in un futuro imprecisato, le filosofie sociali di dottrina storicistica hanno reso e rendono lecito qualsiasi atto pur di arrivare all'obiettivo. Giustificano il fine con ogni mezzo. Questo atteggiamento svuota completamente di senso la vita umana, le toglie specificità raggelandone il carattere imprevedibile ed irripetibile in una parola, "destino". "La questione di fondo, a mio avviso, è che dobbiamo essere consapevoli del fatto che esistono possibilità aperte . Ed è questo che intendo quando dico che il futuro è aperto . Fra tutte queste possibilità c'è quella, per noi, di influire su quello che avviene con le nostre speranze e le nostre valutazioni ."(4)

Uno dei primi storicisti, secondo Popper, è stato Platone, il "teorico del totalitarismo" . Nella costruzione filosofica di Platone è interesse dello stato ideale  bloccare ogni cambiamento mediante il mantenimento di una rigida divisione di classi e l'instaurazione di un governo di classe che operi secondo giustizia, intesa come "utile del più forte" nel perfetto equilibrio delle parti sociali che adempiono, ciascuna, al proprio compito . Per mantenere e rafforzare la stabilità dello stato il governo totalitario di classe deve fondarsi sui principi del privilegio naturale (se in natura si nasce diversi, con delle attitudini piuttosto che altre, è compito dello stato indirizzarle e bloccarle nell'ambito del lavoro, della guerra o del comando, affinché sia definitivo chi governa e chi è governato e, di conseguenza, efficace l'esercizio del potere) e del collettivismo (ciascun individuo si riconosce nel gruppo   di appartenenza e sacrifica ad esso le proprie energie in quanto solo il gruppo gli rende vivibile un mondo che da solo non può costruire; il singolo è in debito permanente nei confronti del gruppo). Secondo Platone,  l'individuo  e la sua libertà, l'esperienza particolare e la  mutevolezza  dell'accadere, devono piegarsi al "tutto collettivo" in quanto tale  e ai dettami della giustizia che protegge, nell'unità e nella  stabilità, il corpo collettivo. La vita del singolo deve ridursi ad un "sacrificio" per l'ottimizzazione dello stato, nel senso che ogni energia deve essere spesa per accrescere l'interesse dello stato, perseguendo ciò che lo rafforza  e reprimendo ciò che lo minaccia . Intimoriscono le implicazioni di  questa teoria collettivistica e totalitaria secondo la quale la forza garantisce allo stato la giustificazione per compiere anche azioni sbagliate, sia nella violenza perpetrata ai danni dei propri cittadini, sia nell'aggredire altri stati per accumulare ulteriore  forza. E' il tentativo di  reprimere le  tendenze egualitarie, individualistiche e protezionistiche  del tempo,  rilanciando le rivendicazioni del "tribalismo" attraverso una teoria morale totalitaria.

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