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Nell’agorà, nello spazio circoscritto e centrato della città, posto sotto il duplice patronato di Hestia koinè ed Hermes Agoraios (le divinità testimoni dell’incontro degli esseri umani nella sfera domestica ed in quella pubblica), vitalizzato dai rappresentanti di ogni tribù riuniti attorno al Focolare comune ed organizzato secondo parametri paralleli allo spazio privato, si fondeva la privatezza dei singoli con la dimensione pubblica del gruppo, l’essere per sé di ognuno con l’essere per gli altri di tutti . Da simbolo religioso, il Focolare comune diventava il simbolo politico di una moltitudine composta da parti diverse, ma al contempo simili, equivalenti le une alle altre al momento del dibattito nell’agorà e portatrici degli stessi diritti laddove le decisioni riguardanti gli affari che concernevano la collettività venivano prese in comune. In queste circostanze, l’agire in mezzo agli altri ed il discorrere per persuadere divennero le occupazioni più prestigiose. "Essere politici, vivere nella polis, voleva dire che tutto si decideva con le parole e la persuasione e non con la forza e la violenza" (6) . Il logos, il discorso pronunciato secondo ragione e argomentato sulla realtà dei fatti, e l’azione, l’atto esemplare che innesca una serie di reazioni a catena, divennero la garanzia del successo dell’apparire in pubblico dei cittadini.

E’ evidente che se, da un lato, lo spazio pubblico traeva le proprie leggi basilari dal confronto tra i cittadini in piena alterità rispetto alle leggi che regolavano la sfera domestica (la persuasione nella polis come controparte del dispotismo del capofamiglia sui membri del nucleo famigliare), dall’altro la dimensione politica era la perfetta continuazione della dimensione domestica, in quanto rappresentava il percorso della libertà nel progressivo abbandono della violenza, dell’uso della forza e della necessità, per "muoversi in una sfera dove non si doveva né governare né essere governati" (7), nel regno dell’uguaglianza.

 

(1) "Tre erano le principali caratteristiche esterne della polis : 1) L'estensione : la polis doveva essere abbastanza grande per potersi amministrare da sola, ma non tanto che i suoi membri non si conoscessero fra loro . 2) L'indipendenza economica : una estensione territoriale tale da consentire di alimentare la popolazione, il che è superfluo dire che rappresentava una continua difficoltà . Cattivi raccolti e aumento della popolazione danneggiavano una economia così precaria, con gravi conseguenze politiche ; anche le comunità maggiori vivevano sotto l'incubo della fame… 3) L'indipendenza politica, il più importante dei tre fattori … codesto principio era oggetto di una devozione quasi fanatica da parte dei greci antichi . Ciò che distingueva una vera polis era la mancanza di ogni obbligo di sudditanza verso un'altra città, un signore o una 'potenza straniera' . Essere ridotti in tale stato implicava un marchio di vergogna ; la perdita dell'autonomia era sentita non meno dolorosamente di quella della libertà personale, ed era designata infatti col nome di 'servitù' . All'interno, il governo poteva essere di qualsiasi forma ; il che non incideva sullo stato della città . Ma per il diritto di sceglierlo, o di cambiarlo, lottarono sempre strenuamente, se non con successo, le città greche delle isole Egee e delle coste dell'Asia Minore" . (Thomas A. Sinclair, Il pensiero politico classico, Laterza, Bari 1973, pp.5-6)  

(2) Hannah Arendt , Vita Activa . La condizione umana , Bompiani , Milano 1989 , p.27 .

(3) Jean-Pierre Vernant , Mito e pensiero presso i Greci , Einaudi , Torino 1993 , p.208 .

(4) "A differenza di polis e di demos, contro quanto ci si aspetterebbe, la parola agorà non significò in origine luogo, ma riunione ed in seguito ' luogo di riunione' . Era una parte essenziale della città, e il farne buon uso era, come abbiamo visto, uno dei contrassegni di una società civile . Persino nei tempi classici gli uomini si riunivano nell'agorà, non solo per il mercato, ma per discutere . In guerra non meno che in pace  era essenziale tenere un'assemblea" . (Thomas A. Sinclair, op. cit. , p.21).

(5) Jean-Pierre Vernant , op. cit. , pp.211-212 .

(6) Hannah Arendt , op.cit. , p.20.

(7) Ibid. , op. cit. , p.24.

 

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