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Il libro capolavoro di Maugham è il racconto di una ricerca e di un abbandono. La ricerca del divino e l'abbandono alla vita.

"E' difficile non chiedersi cosa sia la vita e se ha un senso o se è tutta un tragico errore di un destino cieco."
(W.S.Maugham, Il filo del rasoio, Adelphi, Milano 2009, pag.67)

Vengono in mente le parole di fuoco di Boezio. "Si Deus est, unde malum? Et si non est, unde bonum?" ( Se Dio esiste, da dove viene il male? E se non esiste, da dove viene il bene? ).

Ad un certo punto qualcosa si incrina e l'animo temerario deve cambiare le regole del gioco. A qualunque costo. Non si percepisce l'obiettivo ma la tensione verso qualcosa, verso qualcuno e tanto basta per avanzare.

"Volevo solo suggerirle che la fiducia in sé stessi è una passione così travolgente che in confronto anche la lussuria e la fame sono inezie. Trascina la vittima a distruggersi nell'affermazione suprema della propria personalità. Lo scopo non conta, può essere pregevole e può essere spregevole. Non c'è vino così inebriante, amore così sconvolgente, vizio così imperioso."

(W.S.Maugham, Il filo del rasoio, Adelphi, Milano 2009, pag.273)

Larry, consolatoria luce delle nostre esistenze, sceglie una vita in permanente precarietà, in costante abbandono.

"Non faceva per me lasciare il mondo e ritirarmi in un chiostro, ma vivere nel mondo  e amare gli oggetti del mondo, non per sé stessi ma per l'Infinito che è in loro."

(W.S.Maugham, Il filo del rasoio, Adelphi, Milano 2009, pag.362)

Ecco il filo del rasoio.

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