Il problema politico della rete - Note bibliografiche

 

 

(1) Le esigenze di politica e di mercato, generano, per ora, una massa di "esclusi" dalle nuove tecnologie, a tal punto che si è iniziato a parlare di una vera e propria "technoapartheid" .

(2) Joel De Rosnay, Il Cybionte, 1995.

(3) Giuseppe Mantovani, Comunicazione e identità, il Mulino, Bologna 1995, p.157

(4) Howard Rheingold, op. cit. , pp. 14-15 .

(5) Tomàs Maldonado, op. cit. , p.72 .

(6) Ibid. , op. cit. , p.74 .

(7) Howard Rheingold, op. cit. , p.322 .

(8) "Una minaccia alla privacy è un pericolo non solo per l'indipendenza delle persone, ma anche per la loro identità . La privacy infatti è non solo un meccanismo che permette alle persone di regolare in modo flessibile l'accesso al sé, ma anche uno strumento importante per definire i limiti e le frontiere del sé . Quando la permeabilità di queste frontiere è ben controllata, si sviluppa una percezione sicura della propria individualità . E' il senso di controllo sull'interazione con l'ambiente da parte dell'attore che viene messo in crisi dall'invasività degli ambienti elettronici di comunicazione . I nuovi ambienti di comunicazione non sono particolarmente idonei a consentire agli attori di definire e controllare le frontiere tra il sé e gli altri." (Giuseppe Mantovani, op. cit. , p.170).

(9) Ibid. , op. cit. , p.169 .

(10) David Lyon, senza sminuire i problemi legati all'intrusione nella vita privata e al controllo esercitato sui cittadini da parte di organizzazioni pubbliche e private, pone in risalto un importante paradosso della società dell'informazione-sorveglianza : la sorveglianza rappresenta contemporaneamente un mezzo di controllo sociale e un metodo per assicurare il rispetto dei diritti dei cittadini . (David Lyon, L'occhio elettronico, Feltrinelli, Milano 1997) .

(11) Secondo questa concezione, "non ci sono più idee alle prese con fatti - che era poi "l'Utopia" degli anni Sessanta e Settanta -, non ci sono più veramente attori alle prese con gli eventi, né intellettuali alle prese con il senso di essi, bensì una tempesta di eventi senza importanza, senza attori veri e senza interpreti autorizzati : l'actio scompare insieme con l'auctoritas . Ormai resta soltanto l'attualità, l'action, l'azione nel senso cinematografico e l'auction, la messa all'incanto dell'evento nel rilancio dell'informazione . L'evento preso non più nell'azione, ma nella speculazione e nella reazione a catena, concatenantesi verso i limiti di una fatticità che nessuna interpretazione può più raggiungere . La simulazione è proprio questo susseguirsi irresistibile, questo concatenarsi delle cose come se avessero un senso, mentre sono rette soltanto dal montaggio artificiale e dal non-senso ." (Jean Baudrillard, L'illusione della fine, Anabasi, Milano 1993, pp.26-27) .

(12) "Disneyland è lì per nascondere che il paese 'reale', tutta l'America 'reale' non è altro che Disneyland (un po' come le prigioni sono lì per nascondere che è il sociale intero, nella sua onnipresenza banale, a essere carcerario) . Disneyland è posta come immaginario al fine di fare credere che il resto è reale, mentre tutta Los Angeles e l'America che la circonda già non sono più reali, ma appartengono all'ordine dell'iperreale e della simulazione . Non si tratta più di una rappresentazione falsa della realtà (ideologia), si tratta di nascondere che il reale non è più reale, e dunque di salvare il principio di realtà . L'immaginario di Disneyland non è né vero né falso, è una macchina di dissuasione messa in scena per rigenerare in controcampo la finzione del reale . Da qui, la debolezza di questo immaginario, la sua degenerazione infantile . Un mondo che si vuole infantile per far credere che gli adulti sono altrove, nel mondo 'reale', e per nascondere che la vera infantilità è dovunque, ed è quella degli adulti stessi che vengono qui a fare i bambini per illudersi sulla loro infantilità reale ." (Jean Baudrillard, Simulacri e impostura, Cappelli, Bologna 1980, p. 60)

(13) Umberto Eco, Nomenclatura e democrazia elettronica, Milano 1995

(14) Ibid

(15) Stefano Rodotà, Sviluppo telematico e democrazia, Roma 1996

(16) "Tutti, quindi, devono essere messi in condizioni di parità . Non a caso, si parla di un diritto di accesso ai mezzi come servizio universale, come qualcosa di cui tutti devono poter disporre indipendentemente, per esempio, da un pagamento che non possono sopportare . Quindi politiche di tariffe, al limite gratuità di determinati servizi . In Italia il Comune di Bologna e anche altre istituzioni sperimentano accessi gratuiti a Internet proprio per realizzare questo diritto e allo stesso tempo per creare un incentivo a quella famosa alfabetizzazione informatica che è uno degli strumenti di cittadinanza del futuro prossimo". (Ibidem.)

(17) Andrew L. Shapiro, The Nation, New York 1995

 

SCARICA LA TESI
VERSIONE INTEGRALE
© DOWNLOAD