Le correzioni [Jonathan Franzen]

L'ansia di correggere. Il bisogno incontenibile di modificare il pensiero ed il comportamento altrui attraverso una correzione permanente.

"...tutta la sua esistenza era costruita come una correzione di quella di suo padre..."

(Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, Cles (TN) 2001, pag. 189)

I genitori correggono i figli. I figli correggono i genitori. La famiglia, abitacolo dei sentimenti e delle emozioni, è lo spazio della disputa. Le correzioni perpetrate e subite al suo interno, contribuiscono a definire il nostro rapporto con gli altri. Prende gradualmente forma la correzione sociale.

"- Ma come, anche tu hai bruciature di sigaretta? - disse Gitanas.

Chip mostrò il palmo della mano. - Non è niente.

- Autoinflitte. Voi americani siete patetici.

- Un altro tipo di prigione, - disse Chip."

(Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, Cles (TN) 2001, pag. 143)

Nella sfera dell'intimità un apprendimento che non ha mai fine ci costringe ad un confronto permanente. E' l'allenamento alla sfera pubblica che non è detto conduca ad un indole socievole.

"Di giorno si sentiva uomo, e lo dimostrava, si poteva persino dire che lo ostentasse, restando in equilibrio su sporgenze alte e strette, lavorando dieci o dodici ore senza interruzioni, e catalogando effeminatezze di una ferrovia dell'est. La notte era un'altra cosa. Di notte giaceva sveglio su materassi che gli sembravano fatti di cartone e catalogava i difetti dell'umanità."

(Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, Cles (TN) 2001, pag. 257)

Fino a dove è lecito si spinga l'ansia di correzione? Quali sono i confini invalicabili il cui oltrepassamento è causa di rovina e degenerazione?

"...ma poi avrebbe parlato con gli occhi, e la correzione aveva dei limiti: non c'era modo, alla fine, di penetrare dietro quelle iridi azzurre ed estirparne il disgusto."

(Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, Cles (TN) 2001, pag. 275)

Il confine insuperabile è l'indole della persona. L'amore che si prova per qualcuno è un sentimento di tale portata da instillare in chi lo prova una finezza del sentire molto particolare. Questa sensibilità è l'unico strumento a disposizione per percepire l'indole dell'amato, per definirne i confini e capire, di conseguenza, quali linee non oltrepassare. Se non si affina questa sensibilità e si lascia il timone al capriccio del momento oppure a fredde dottrine, la deriva è inevitabile. Dato che l'errore è comunque inevitabile, forse sarebbe meglio tentare di contenere il disastro.

"Aveva perso le tracce di ciò che voleva, e poiché una persona è ciò che vuole, si poteva dire che avesse perso le tracce di se stesso."

(Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi, Cles (TN) 2001, pag. 568)

L'argomentazione di buon senso però regge nello spazio dell'intimità famigliare. E fuori? Come governare l'ansia di correzione nei rapporti sociali?

Anche in questo caso si può parlare di amore. Amore per se stessi. L'indole che va accolta, arricchita e protetta è la propria. Sondarne i confini per avere la misura del mondo. Se noi siamo quello che percepiamo, una giusta percezione di noi stessi può condurci ad una ragionevole percezione dell'altro. Se con una certa chiarezza si individua la nostra posizione nel mondo, le posizioni degli altri, per lo meno, appariranno sensate. Sostituire il concetto di estraneità con il concetto di curiosità può portare ad un abbattimento considerevole del nostro bisogno di correzione, estirpando la gramigna della repulsione con l'anestetico della prossimità.

 

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