La controvita [Philip Roth]

La metafora del teatro esprime al meglio l'essenza del libro:

"Tutto ciò che posso dirti con certezza è che io, per esempio, non ho un io, e che non voglio o non posso assoggettarmi alla buffonata di un io. Mi pare una battuta nel caso del mio io. Quella che ho al posto dell'io è una varietà di interpretazioni in cui posso produrmi, e non solo di me stesso: un'intera troupe di attori che ho interiorizzato, una compagnia stabile alla quale posso rivolgermi quando ho bisogno di un io, uno stock in continua evoluzione di copioni e di parti che formano il mio repertorio. Ma sicuramente non possiedo un io indipendente dai miei ingannevoli tentativi artistici di averne uno. E non lo vorrei. Sono un teatro e nient'altro che un teatro."

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.388)

I personaggi si muovono liberi sul palcoscenico...

"I soldi: tutto è in vendita, e questa è l'unica cosa che conta. I giovani traboccano di disperazione. La droga non è altro che disperazione. Nessuno vorrebbe sentirsi tanto euforico se non fosse tanto disperato"

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.48)

...volando sulle ali dell'entusiasmo...

"Se vuoi davvero rinnovare la tua vita, non puoi evitare di correre qualche grave rischio."

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.247)

...oppure infilzando con stilettate esilaranti...

"- Cerchi di essere una buona marxista, Sarah. La dialettica ci dice che gli ebrei non aboliranno mai il Natale: ci fanno sopra troppi soldi."

L'obiettivo è sempre lo stesso: alimentare l'entropia del libro. Il senso di incertezza ribolle sul disordine della vita dei personaggi.

"Possibile che un essere umano dotato di intelligenza non sia molto di più che un produttore di incomprensioni su larga scala?"

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pagg.370-371)

Una continua escalation fino al colpo di scena. L'autore scardina i punti di riferimento del racconto gettando anche il lettore nella più totale incertezza. Finzione nella finzione.

La rotta è persa? Mai. Il timone è sempre ben saldo nelle mani dell'autore:

"Tu sei l'unico che ha la testa a posto...Tu che dici: vivo in questo tempo, vivo in questo mondo, e con queste cose costruisco la mia vita"

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.93)

Qui sta la contro-vita. Per non rimanere senza una vita è necessaria una contro-vita. Vivere in opposizione alla vita.

"- E' vero. Ma io non voglio più passarla a scrivere e basta. C'è stato un momento in cui ogni cosa sembrava subordinata alla mia voglia di inventare storie. Quando ero più giovane credevo che per uno scrittore fosse una iattura occuparsi di qualunque altra cosa. Be', da allora sono arrivato ad apprezzare molto di più la vita delle persone normali e non mi spiacerebbe sporcarmi un po' le mani. In realtà, a furia di scrivere ho la sensazione di esseremi escluso dalla vita."

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.228)

Infine si chiude lentamente il sipario. Sipario di parole. L'autore si china e riceve gli applausi.

"Invece di spedirla la copiai nel mio taccuino, in quel deposito sempre più grande della mia fabbrica di storie, dove non esiste una netta demarcazione tra gli avvenimenti verificatisi realmente e consegnati all'immaginazione e le fantasie che vengono trattate come se si fossero veramente realizzate: la memoria intrecciata alla fantasia, così come avviene nel cervello."

(Philip Roth, La controvita, Einaudi, Cles [TN] 2010, pag.320)

 

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