Habermas : le promesse dello spazio pubblico - La cultura del consumo delle democrazie di massa

Nel corso del XX secolo, le forme di socializzazione borghesi non si sono estinte, si sono anzi trasformate, adeguandosi alle trasformazioni della società capitalistica, ma con un grande limite : "l'astinenza dal dibattito letterario e politico", che rappresentava inizialmente il senso della loro esistenza . Questo non significa che manchi la partecipazione alla cultura . Essa diventa un consumo collettivo piuttosto che una attiva partecipazione alla produzione  del pensiero . Il dibattito critico razionale della sfera di privati raccolti in pubblico è soppiantato dalla cultura del consumo delle democrazie di massa, dalla soddisfazione individuale dei bisogni e dall'informale stare in compagnia con altre persone . Da un lato, la comunicazione pubblica si riduce ad una infruttuosa ricezione individuale senza dibattito, che uniforma (la  rimozione del discorso critico  implica la depoliticizzazione dello spazio pubblico ed il suo inevitabile impoverimento), dall'altro, l'espansione dell'accesso alla dimensione pubblica (simbolo di partecipazione dell'intera comunità politica all'interesse generale) si risolve nell'incapacità della maggioranza di apprezzare le istituzioni democratiche e di impegnarsi per migliorarle e valorizzarle . La sfera pubblica del XVIII secolo, fondata sul discorso tra privati che entravano nella vita pubblica a partire dallo spazio della loro attività economica, e la cui funzione era centrale nel campo di tensione tra Stato e società, è sostituita dalla sfera pubblica delle democrazie di massa (e dei mass media), con caratteristiche tipiche di uno spazio secondario,  privo di ogni potere decisionale e manipolato da interessi particolaristici . Interessi che per un verso stimolano il sentimento di partecipazione altruistica alla vita del prossimo, la tendenza a condividere emozioni e sentimenti altrui, a creare gruppo, e per l'altro accentuano il freddo cinismo verso le istituzioni da parte di soggetti incapaci di operare una critica razionale dell'autorità pubblica .
Lo spazio pubblico non prende forma nel semplice raccogliersi di una moltitudine di individui, ma dai modi della loro convivenza, dalle regole che la comunità politica si dà per definire mezzi ed obiettivi, problemi e soluzioni . Vanno quindi in netta controtendenza a questo ideale le politiche personalizzate e preparate a tavolino da interessi privati, che trasformano la pubblicità critica in pubblicità di rappresentazione, ed il candidato da politico a divo dello spettacolo 4 . Con la perdita di una nozione dell'interesse generale e la nascita di un consumo orientato, i membri della sfera pubblica perdono il loro "terreno comune" . Proliferano i prodotti, di persone e cose, di idee e sogni, creati per accontentare i vari gusti, ed il pubblico diventa un intruglio da dosare nella sfera pubblica, nell'accomodante spazio del disimpegno dove conta la pubblicità, magari anche il diletto, piuttosto che il dibattito critico razionale .                  I legislatori mettono in scena farse dimostrative per gli elettori e le organizzazioni d'interessi particolari che li sostengono usano il messaggio pubblicitario per aumentare il prestigio della loro posizione, facendo crollare il presupposto, essenziale in politica, di identificazione tra l'individuo e le idee che propone, ed accentuando la tendenza ad evitare i problemi politici concreti che potrebbero aprire un costruttivo dibattito pubblico . I media diventano il mezzo per eccellenza attraverso cui lanciare messaggi pubblicitari e creare, per i consumatori, occasioni di identificazione con le posizioni pubbliche dei gruppi di interesse o di altri personaggi influenti . Il pericolo che ne consegue consiste nella graduale trasformazione della sfera pubblica nel "feudo" di chi entra nel gruppo dirigente dello Stato e dei membri delle varie corporazioni, i quali non ricercano legittimazione attraverso risposte appropriate ad un pubblico critico e indipendente, ma perseguono l'obiettivo di instillare, nel pubblico, determinati stimoli che si conformino ai bisogni di un sistema di potere da loro dominato . I partiti politici seguono, si adeguano, ed infine operano questa trasformazione, definendosi sempre più senza radicamento nel territorio ed accentuando la composizione di un forte apparato burocratico di sostegno, allo scopo di integrare il maggiore numero di individui possibile e manipolare la coscienza politica dei cittadini a seconda dei propri interessi, delle priorità quotidiane dell'organizzazione . Chiude il cerchio la beffa della mobilitazione politica di larghe masse di votanti, provocata per accaparrarsi, nel coinvolgimento emotivo del momento, i voti degli indecisi, di coloro che, non ancora coinvolti dall'ideologia, cercano altre vie nel dissenso o  nell'astensionismo . Il panorama desolante di questa operazione è stigmatizzato dall'apparato direttivo dei partiti che spinge la massa all'acclamazione piuttosto che fornire l'esempio di una  educazione politica  fondata sul confronto critico e razionale delle idee a rimedio dell'immaturità politica dei votanti : il plebiscito si sostituisce al discorso pubblico e la ragione patisce ai colpi comminati dall'entusiasmo e dalla passione  .
Quando i partiti erano costituiti da gruppi di elettori che fondavano le loro scelte politiche sul dibattito critico razionale, si poteva parlare di gruppi di partecipanti alla sfera pubblica . I legislatori erano espressione di  quello spazio pubblico ed agivano nei suoi limiti . Ma con il consumo orientato della cultura di massa e la compenetrazione tra stato e società attraverso gruppi di interesse e corporazioni organizzate, i legislatori diventano agenti ( o capi) di partito con l'obiettivo di concentrare nelle proprie mani un potere che non è controbilanciato da altre forme di potere, e quindi democraticamente esercitato . Più l'interesse in gioco è alto, e la gradazione di quanto sia alto è definita dal "metro del denaro", più si mira a schiacciare invece di competere .

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