Arendt, Habermas e la tradizione liberale

A grandi linee e con una certa forzatura, è possibile raggruppare in tre grandi correnti  il pensiero politico sullo spazio pubblico .
Il primo tipo di spazio pubblico, fondato sulla virtù civica o repubblicana, è quello "agonistico", teorizzato dallo studio di Hannah Arendt . Il secondo tipo, in linea con la tradizione liberale del "pubblico dialogo", è il modello  " legittimista" o legalistico di Bruce Ackerman . Il terzo tipo, tematizzato dal  lavoro habermasiano, identifica uno spazio pubblico "discorsivo" .

L'antimodernismo di Hannah Arendt parte dalle considerazioni riguardo il declino dello spazio politico contemporaneo in corrispondenza della nascita dello spazio sociale, e la conseguente trasformazione dello spazio pubblico politico in uno pseudospazio di interazione, in cui gli individui non interpretano il ruolo di cittadini attivi, ma si comportano semplicemente come produttori economici e consumatori . L'individuo ha lentamente perso il contatto con la politica, e lo studio arendtiano, attraverso l'approfondimento delle caratteristiche democratiche della sfera politica agonistica delle antiche polis greche, cerca di mettere in luce le cause di questa perdita . Il ritratto idealizzato della vita politica greca, indiscutibilmente coinvolgente, pone però un grande interrogativo : "se lo spazio politico agonistico della polis fu possibile solo perché gran parte degli esseri umani - come donne, schiavi, bambini, manovali, gli abitanti senza diritti politici, e i non greci - ne erano esclusi, benché soddisfacessero, attraverso il loro lavoro, le necessità quotidiane di vita  e quell'agio che permetteva solo a pochi di occuparsi di politica, allora significa che la critica della nascita del sociale, accompagnata dall'emancipazione di questi gruppi dalle adombrate interiora dell'ambito familiare e dal loro ingresso nella vita pubblica,  è anche  una critica dell'universalismo politico come tale ?  Se è così, il recupero dello spazio pubblico, alle condizioni che impone la modernità, è necessariamente un progetto elitario e antidemocratico che difficilmente può essere conciliato con la richiesta di una emancipazione politica universale e l'universale estensione dei diritti della cittadinanza che hanno accompagnato la modernità sin dalla rivoluzione americana e francese?"1. Nel modello agonistico, lo spazio pubblico rappresenta quello spazio dell'apparire in cui la grandezza morale e politica, l'eroismo, la superiorità vengono rivelate ad altri per essere   condivise . E' lo spazio della competizione per un riconoscimento, per prevalere ed essere acclamato, per ottenere una garanzia contro la futilità e la precarietà di tutte le cose umane . Il problema nasce nel momento in cui gli aspiranti alla libertà nello spazio pubblico si riducono a quei pochi che  si esimono, in quanto uomini e proprietari, dalle fatiche del quotidiano : è la libertà di una democrazia elitaria, possibile solo grazie all'autonomia dagli obblighi dello spazio privato, possibile solo perché altri non sono liberi .
Problemi diversi si pongono con il modello di spazio pubblico "associativo",  sempre teorizzato dallo studio arendtiano, che emerge ovunque ed in qualunque momento gli individui agiscono di concerto . Questo spazio non è pubblico in senso topografico o istituzionale, come il municipio o la piazza della città, ma in quanto le persone  si incontrano per ascoltarsi e agire insieme ; qualsiasi luogo è potenzialmente uno spazio pubblico, se questo è l'oggetto ed il luogo di un'azione politica comune (per esempio anche una spianata dove si manifesta contro la costruzione di centrali nucleari) . Il luogo topografico diventa spazio pubblico  anche nel momento in cui prende corpo la forza dell'azione comune degli individui, coordinata attraverso il discorso e la persuasione . Se, quindi, lo spazio pubblico non si definisce a partire dal luogo, non si definisce neppure sulla scelta degli argomenti del dibattito : ciò che conta davvero non sono gli argomenti trattati nel pubblico discorso quanto il modo in cui questo discorso ha luogo .
Lo spazio pubblico associativo, quindi, si distingue dallo spazio agonistico della polis fondato su un ethos condiviso e sull'uguaglianza politica di una comunità esclusiva in cui l'azione rappresentava l'atto di disvelamento di se stessi agli altri . Solo in condizioni di omogeneità morale e politica e di mancanza di anonimato  può avere luogo la dimensione agonistica, la competizione per l'eccellenza tra pari . Ma per i moderni, lo spazio pubblico è essenzialmente  "poroso", manca di compattezza, di criteri di omogeneità morale e politica che possano predefinire l'accesso ad esso e gli argomenti da trattare . L'ingresso di nuovi gruppi ha dilatato irreversibilmente, con la forza della diversità, lo spazio pubblico politico. L'emancipazione dei lavoratori, delle donne, delle popolazioni non occidentali, ha reso la proprietà, la famiglia, la sfera privata, la diversità delle culture, questioni politiche pubbliche . Per questo motivo la separazione netta tra pubblico e privato, auspicata da Arendt, va in netta controtendenza rispetto alle trasformazioni della realtà . E' stato vano relegare nello spazio privato certi tipi di attività come il lavoro e l'opera, e, per estensione, le questioni di economia e tecnologia, perché ha significato ignorare il fatto che queste attività, e le relazioni che implicano, sarebbero diventare affari di pubblico dibattito . Sono irrilevanti le distinzioni tra sociale e politico, tra lavoro, opera e azione, se la battaglia per dare priorità a certe questioni in ambito pubblico è una battaglia che si gioca essenzialmente sul campo della giustizia e della libertà, sulla volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge .

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