Immanuel Kant - Uso pubblico della ragione - Il diritto cosmopolitico


"Il "diritto cosmopolitico" ha con il "diritto delle genti" lo stesso rapporto che il "diritto pubblico" dello Stato ha con il "diritto privato": è la forma perfetta, il fine ultimo del diritto fra Stati, e dunque è il concetto, in senso proprio, di tutto lo ius gentium"(15). L'idea cosmopolitica della storia, quindi, corrisponde ad un'assunzione di responsabilità da parte di individui che, accettando le condizioni della loro esistenza, danno alla vita un valore attraverso la loro  azione al fine di costituire una società giuridica che abbracci tutta l'umanità, e che, in quanto tale, garantisca la pace universale e la libertà di tutti gli individui viventi sulla terra. Uomini e donne cittadini  di uno stato umano universale. "La destinazione ultima, in senso escatologico, non esiste ; ma i due fini principali, che guidano, sia pure dietro le spalle degli attori, questo progresso, sono la libertà (nel senso, semplice ed elementare, che nessuno domina sui propri simili) e la pace fra gli stati come condizione della concordia del genere umano. Progredire incessante in direzione della libertà e della pace - quest'ultima garantisce il libero scambio tra gli stati sulla terra : queste sono le idee della ragione, senza le quali la semplice trama narrativa della storia non avrebbe alcun senso"(16). Chi governa deve operare sempre in modo da rendere possibile l'unione universale degli Stati attraverso la costituzione di una comunità giuridica, anzi deve sempre operare in modo da avvicinarsi ad essa gradualmente, comportandosi in conformità della suprema massima secondo cui la persona umana non deve essere mai considerata come un mezzo (morale kantiana).

La libertà politica di ogni membro della società cosmopolitica è di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Kant è fermamente convinto che la facoltà di pensare dipenda soprattutto dal suo uso pubblico, dal  libero ragionamento di fronte al "mondo", al "publicum dei lettori o degli  ascoltatori", all'umanità  in  genere. Senza la "prova dell'indagine libera e pubblica" non è possibile né il pensiero né la formazione dell'opinione, e poiché la  ragione non è predisposta, per  natura, all'isolamento ma al coinvolgimento , deve poter comunicare, deve poter  cambiare punto di vista per giudicare. "La conditio sine qua non  per l'esistenza di oggetti belli è la comunicabilità; il giudizio degli spettatori crea lo spazio senza il quale simili oggetti non potrebbero mai apparire. La sfera pubblica è costituita dai critici e dagli spettatori, non già dagli attori e dai produttori : un tale critico e spettatore risiede in ogni attore e inventore ; senza questa facoltà critica, giudicante, l'attore o il produttore sarebbe così separato dallo spettatore da non essere nemmeno percepito. O, formulando in altro modo, ma ancora sempre in termini kantiani: l'originalità dell'artista (o la capacità dell'attore di produrre novità) dipende proprio dal suo farsi comprendere da coloro che non sono artisti (o attori) . E mentre si può parlare di genio, al singolare, in virtù della sua originalità, non si può affatto parlare nello stesso modo, come faceva Pitagora, dello spettatore. Gli spettatori esistono soltanto al plurale. Lo spettatore non è coinvolto nell'azione, è però sempre legato agli altri spettatori. Con il produttore non condivide la facoltà del genio, l'originalità, con l'attore non condivide la facoltà dell'innovazione : quello che però tutti hanno in comune è la facoltà del giudizio"(17) . I protagonisti dell'azione politica, in quanto attori che recitano delle "parti", hanno una visione parziale dell'insieme che, invece, può essere colto , nella sua globalità,  solo dallo spettatore, che, nell'atto  di giudicare, si allontana dall'agire umano  e riflette, in modo "disinteressato", sul suo significato.

Le libertà civili della società cosmopolitica sono garantite  da leggi generali, nel senso che alla libertà degli (e tra) gli uomini corrisponde l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (abolizione di tutti i "diritti di nascita"). Tra queste, la libertà giuridica, la più importante, esprime il principio per cui ognuno  ha facoltà di non obbedire ad altre leggi esterne se non a quelle cui si è potuto dare il proprio assenso . Questa libertà si fonda sul rapporto di uguaglianza tra i cittadini secondo cui nessuno può obbligare legittimamente l'altro a qualche cosa, senza che, al contempo, egli si sottoponga alla legge secondo la  quale, a sua  volta, può essere obbligato dall'altro nello stesso modo. Questi diritti innati appartengono necessariamente all'umanità e sono inalienabili. La legislazione stessa si rifà alla volontà del popolo, poiché le leggi hanno la loro origine empirica solo nel pubblico accordo dei cittadini condotto secondo ragione. Nella sfera pubblica(18) tutte le azioni politiche devono fondarsi su leggi che, a loro volta, devono apparire all'opinione pubblica come leggi "universali e ragionevoli". Per ottenere un tale scopo, Kant, ritiene indispensabile l'applicazione del principio della pubblicità. Le forme della  "pubblicità", quell'insieme di istituzioni che obbligano i governanti a dar pubblico conto delle loro decisioni e rendono impossibile la pratica del segreto, caratteristica degli Stati dispotici e delle monarchie assolute, devono essere la sicura garanzia della moralità dell'azione di chi governa. Se risulta impraticabile un'azione pubblicamente dichiarata ingiusta, allora significa che ogni azione necessita della pubblicità per non compromettere il proprio scopo. "La pubblicità di Kant va quindi considerata come quel principio che solo può garantire l'accordo della politica con la morale. Egli considera la pubblicità come principio dell'ordinamento giuridico e insieme come metodo illuministico "(19). La pubblicità, al contempo di critica e di sviluppo delle capacità individuali, è un mezzo attraverso il quale è possibile "ampliare"  il pensiero poiché  non solo spinge a paragonare il giudizio personale con quello altrui, eventuale o effettivo che sia, ma anche a porsi, attraverso l'immaginazione, nei panni di altri individui (provare a cambiare punto di  vista durante il confronto). "Il pensiero critico è possibile solo dove i punti di vista di tutti gli altri siano accessibili all'indagine; giacché, pur essendo un'occupazione solitaria, non ha reciso il legame con gli altri. Certo, esso si svolge ancora nell'isolamento, ma con la forza dell'immaginazione rende gli altri presenti e si muove perciò in uno spazio potenzialmente pubblico, aperto in tutte le direzioni; in altri termini adotta la posizione del kantiano cittadino del mondo. Pensare con una mentalità ampliata significa educare la propria immaginazione a visitare"(20).  Se la comunicabilità dipende dalla mentalità allargata, si può comunicare soltanto se si è in grado di pensare a partire dal punto di vista dell'altro  Solo in questo modo ogni questione viene sviscerata ed analizzata da ogni possibile prospettiva fino ad essere definitivamente compresa. Secondo Kant, la sfera pubblica che si costituisce nella discussione tra cittadini sugli affari che riguardano la loro convivenza (sfera pubblica con funzioni politiche) è il principio organizzativo dello stato di diritto a costituzione repubblicana. Nel suo ambito si consolida  la società civile come sfera di autonomia privata in cui ognuno persegue la propria felicità con i mezzi che gli sembrano più opportuni, sulla base della fine del monopolio del potere politico, ecclesiastico e pedagogico.


Allo spazio pubblico, secondo Kant, possono accedere soltanto i proprietari privati, la cui autonomia, radicata nella sfera dello scambio delle merci, coincide con l'interesse al suo mantenimento come sfera privata. Il requisito di accesso alla sfera pubblica è che l'uomo sia il "suo proprio padrone e abbia quindi una qualche proprietà…che gli procuri i mezzi per vivere". Soltanto i proprietari privati sono padroni di se stessi, soltanto loro sono autorizzati a votare, all'uso pubblico della propria ragione. "La subordinazione…negli esempi del povero, del bambino e della donna, …del salariato…condiziona l'accesso attivo all'esercizio della sovranità…Per essere "cittadini" e non solo "consociati protetti", oltre alla qualità naturale di non essere né bambino né donna, è necessario non essere subiecti…Il tratto effettivamente sintetico di questa qualifica è appunto quello di considerare la cittadinanza come effetto della proprietà"(21). Il significato politico dell'esclusione praticata da Kant si radica nella importanza  che egli dà al bisogno di "indipendenza di giudizio" dei votanti, possibile solo a chi non è soggetto a nessuno. L'esclusione di una parte dei cittadini mira ad evitare la schiacciante vittoria, ai danni dei piccoli e medi proprietari, che si configurerebbe dalla coincidenza tra i voti dei "grandi proprietari" e quelli della massa servile a loro soggetta (non ancora emancipata politicamente). L'esclusione dei "subiecti" è dunque pensata non come esclusione di coloro che non sono proprietari, ma di coloro che sono oggettivamente dipendenti. E la limitazione, per Kant, si accorda con il principio della sfera pubblica soltanto se entro la sfera privata sussistono eguali possibilità, per chiunque, di acquisire proprietà grazie all'efficacia del meccanismo della libera concorrenza. In tal modo, i non proprietari, esclusi dal pubblico dei privati che ragionano  politicamente, non sono cittadini  ma semplici consociati (godono della protezione comune e della protezione della legge, anche se sono privi del diritto di elaborarla) che possono diventare cittadini con "il talento, la diligenza e un po' di fortuna" .

 


 

1. Filippo Gonnelli, La filosofia politica di Kant, Laterza, Bari 1996, p.42 .

2. Kant definisce il termine libertà come "diritto unico e originario spettante ad ogni uomo in forza della sua umanità" .

3. Variazione kantiana della tesi di Aristotele secondo cui un uomo buono può essere un buon cittadino solo in uno stato buono .

4. Hannah Arendt, Teoria del giudizio politico, il melangolo, Genova 1990, p.22 .

5. Immanuel Kant, Per la pace perpetua, Editoriori Riuniti, Roma 1985, p.19 .

6. Hannah Arendt, op. cit. , p.18 .

7. A questo proposito  Hannah Arendt ritiene di avere individuato una contraddizione in Kant: "il progresso indefinito è la legge del genere umano ; al tempo stesso, la dignità dell'uomo esige che questi (ogni singolo individuo) sia in quanto tale, nella sua particolarità, visto riflettere - ma oltre ogni comparazione  e in una dimensione di atemporalità - la generalità del genere umano . In altri termini, l'idea stessa di progresso - se deve essere qualcosa di più di un mutamento di circostanze e di un miglioramento del mondo - contraddice la nozione kantiana di dignità dell'uomo . E' contrario alla dignità umana credere nel progresso . Progresso significa poi che la storia come trama narrativa non ha mai fine . La sua fine è nella sua infinità . Non vi è alcun punto dove potremmo fermarci e guardare indietro con lo sguardo rivolto al passato dello storico" . (Hanna Arendt, op. cit. , p.118) .

8. Hannah Arendt, op. cit. , pp.77-78 .

9." Per Kant "costituzione" significa dunque forma della sovranità, e la sovranità è per sua natura indivisibile e illimitata : "miste", cioè appunto limitate, non sono mai le costituzioni, ma sono le forme di governo " . ( Filippo Gonnelli, op. cit. , p.37) .

10. Immanuel Kant, op. cit. , p.11 .

11. Secondo W.B.Gallie, C.J.Friederich, F.Gonnelli, G. Marini, è da riformulare la tesi che vede una sorta di contraddizione tra la federazione dei popoli (Volkerbund) e lo "Stato di popoli" (Volkerstaat) , in quanto essi ritengono che la prima sia il passaggio necessario al secondo . La federazione rappresenta il passaggio alla realizzazione del diritto delle genti, poiché da un lato tiene ferma l'autonomia di ogni singolo stato, producendo la corretta forma universale di antagonismo sulla quale stabilire un potere riferito alla sovranità di tutti i popoli, e dall'altro impedisce la caduta progressiva dei vari stati sotto il dominio del più potente, prefigurata dal colonialismo .

12. Avversario accanito della forma democratica, che è per lui la peggiore e la più confusionaria delle forme politiche, Kant è tuttavia un celebratore della Rivoluzione francese, un ammiratore dell'impeto e del coraggio dei grandi rivoluzionari .

13. Hannah Arendt, op. cit., pp.115-116 .

14. "Da sottolineare è…l'uso politico del concetto di "diritto cosmopolitico"…esso consiste essenzialmente in una critica del colonialismo". (Filippo Gonnelli, op.cit. , p.226)

15. Ibid., op. cit. , p.230 .

16.  Hannah Arendt, op. cit. , p. 91.

17. Hannah Arendt, op. cit. , p.97 .

18. La sfera pubblica kantiana è il tentativo di mediare, in senso specifico, politica e morale .

19. Jurgen Habermas, Storia e critica dell'opinione pubblica, Editori Laterza, Bari 1988, p.128 .

20. Hannah Arendt, op. cit. , p.68 .

21. Filippo Gonnelli, op. cit. , p.132 .

 

 

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